Home Storia e Territorio Il monastero
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Il Monastero

00027Contemporaneamente si costruì anche il Monastero nelle sue parti essenziali e funzionali. Si presume che la costruzione risalga intorno al 1617, data anticamente leggibile sul portone d’ingresso della chiesa; pertanto è da ritenere che prima della data sopra indicata, si accedesse alla chiesa mediante una porticina provvisoria in attesa del completamento dei lavori.

00046Nel “Registrum Ballarum” al numero XIII troviamo il “diploma” con cui i Frati Minori Francescani dell’Osservanza Regolare della provincia di Basilicata furono autorizzati a costruire in Rocca Imperiale un “ Monasterium seu Conventum…cum Dormitorio, Refectorio, Officinis, Campana, Campanili, aliusque ad id necessariis” (27 giugno 1562). È questa la data in cui fu autorizzata la costruzione del Monastero; avuta dunque l’autorizzazione si ritiene che i frati si siano dati subito da fare e abbiano messo mano senza indugi alla fabbrica. Verosimilmente fu costruito dapprima qualche locale per alloggiarvi i frati che dovevano soprintendere all’opera e subito dopo cominciarono i lavori di costruzione della chiesa che si presume fosse già pronta per il culto, ma non del tutto ultimata nel 1583. questa data si legge a piè della colonna che sorregge l’acquasantiera.

 Ci vollero dunque circa 21 anni perché la chiesa fosse aperta ai fedeli e altri 34 per ultimarla. La cosa non deve sorprendere se si tiene conto che i Frati erano Francescani e per di più Osservanti e che vivevano perciò di questua. Chiunque poi visiti la chiesa constaterà che si tratta non di una delle solite chiesette e cappelle disseminate un po’ dappertutto ma di una chiesa delle dimensioni piuttosto notevoli e arricchita di coro, sacrestia e una cupola relativamente grande.

La struttura, che a noi oggi sembra complessa, in realtà non si discosta dal modello classico dell’architettura francescana: come tutti i conventi dell’epoca dotata di Chiostro con Cisterna, Porticato, Celle, Chiesa da notare invece la semplicità delle linee e il tentativo di qualche bravo frate nel rendere bello e artistico qualche dettaglio: le cornici interne ed esterne della cupola, i capitelli dei pilastri della cisterna; e rilevante è anche il grande impegno e amore, nonché il senso artistico, dell’artista che ha scolpito il portone di ingresso della chiesa arricchendolo di formelle con figure allegoriche.

Per circa 40 anni in seguito alla sua costruzione il monastero rimase abbandonato a se stesso senza un minimo di custodia e il suo deterioramento fu inevitabile, tramutandosi anche in ricovero per pecore. Da qui in seguito le vicissitudini che lo concernano sono numerosissime. Negli ultimi 100 anni alcune trasformazioni furono apportate dai proprietari Malfitani e Cosentino.

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Una sola è la trasformazione ad opera del Malfitani che riguarda l’impianto di Mulino a Pietra per cereali installato nell’ex refettorio dei frati, un ampio locale a cui si accede dal portone a sinistra sul prospetto lato Nord.

Da una botola e una ripida scala si accede ad un vasto vano sotterraneo adoperato come cantina e ripostiglio, ma, dopo l’allontanamento dei frati, utilizzato come ossario e luogo di sepoltura dei cadaveri fino al 1884.

Attigua al refettorio vi era la cucina dei frati. Per permettere un comodo passaggio delle derrate nel mulino fu aperta ad opera del Comm. Carmine Cosentino,  l’ampia porta esistente tutt’oggi a sinistra di chi guarda il Monastero dal lato Nord. Il Cosentino fece aprire anche l’altra porta, a destra dello stesso muro, ampliando forse quella più piccola preesistente da cui i frati accedevano al terreno di pertinenza del Monastero, per consentire l’ingresso delle sue carrozze nel chiostro. Il contromuro con i due archi che ora vediamo tra le due porte è stato costruito per consolidare il fabbricato che avrebbe potuto presentare qualche cedimento a causa dell’aperture delle suddette porte.

Prima del 1878 la strada che dal paese conduceva verso la Marina passava davanti al Monastero, lato Sud; ed è da questo lato che si accedeva al Monastero oltre che dalla Chiesa.

A sinistra di chi dell’ingresso della Chiesa, nel muro esterno del sagrato vi è tuttora una nicchia dove un tempo vi era collocata una statuetta di S. Antonio, verso cui i passanti, la mattina per recarsi al lavoro nei campi e la sera a rientro dentro le mura del paese, levavano i loro sguardi per raccomandarsi al Santo e per recitare una preghiera mentre offrivano qualche obolo ai frati lasciandolo cadere all’interno del muro attraverso una fessura.

La chiesa è ad una navata, senza particolari pregi artistici, del tutto corrispondente allo spirito francescano.

Il pavimento originario della Chiesa era sottostante all’attuale di circa 1 metro. Cosentino ci assicura che per accedere nella chiesa si dovevano scendere 6-7 gradini e che l’altare era posto su una gradinata di 10-11 scalini.

Sotto il pavimento del piano attuale sono seppellite le salme dei nostri antenati, in fosse coperte da lapidi. I frati accedevano nella chiesa direttamente dal chiostro attraverso un’apertura ora murata (l’ultima arcata a destra di chi entra). Probabilmente anche il pavimento del coro sotto la cupola era più basso del piano attuale, al centro del quale vi è una lastra di cemento che chiude un ossario.

Fino al 1886 la chiesa era fornita di un buonissimo organo: pare si tratti di quello che attualmente si trova nella chiesa della Madonna del Rosario, fatto là trasportare dall’arciprete Gavazzi.

Di un certo pregio sembra la statua, in legno, della Madonna con Bambino, sita nella nicchia della cupola e un frammento di Cristo Crocifisso, entrambe risalenti al XVI secolo. La statua di S. Antonio, restaurata nel 1999, arabascata in oro è tornata al suo splendore originario.

 
La pavimentazione del chiostro è quella originale, non così quella dei portici del piano superiore, tuttavia sotto gli attuali mattoni ancora esiste la pavimentazione originaria. È rimasta pressoché com’era la cella posta sotto il campanile – la cella del campanaro – da notare il soffitto a fiori attraverso cui passavano le corde. Di recente ristrutturazione il Monastero ospita oggigiorno il Museo delle Cere, la biblioteca civica visitabile tutti i giorni e numerose iniziative di carattere artistico-culturale come esposizioni d’arte, rappresentazioni teatrali, mostre cinematografiche nonché eventi musicali e folkloristici.

 

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